ICE 33

Il progetto dell’ICE33 rappresenta l’ultimissima generazione di barche dedicate alla regata pura, progettate dalla Felci Yachts.
La richiesta è stata quella di progettare un monoscafo di 10 metri di lunghezza, che fosse semplice, senza compromessi, pensato per essere sia velocissimo sull’acqua in tempo reale e sia, allo stesso tempo, per ottenere ottimi risultati in regolamenti come l’IRC, l’ORC Sport Boat Category e il nuovissimo HPR.

Alla base di tutto il progetto c’è la ricerca di prestazioni elevatissime come la miglior ricetta per divertirsi, ottenere risultati nelle regate e soprattutto dare longevità a questo nuovo racer.
La performance assoluta, ottenuta eliminando tutte le componenti di “slow down” alcune volte “richieste” dai regolamenti, è ritenuta la base per non incorrere nel rischio di avere una barca che diventi obsoleta al primo cambio tecnico a livello di formula, ma che al contrario resti competitiva a lungo.

E’ inoltre importante sottolineare che il progetto di una nuova carena, in quanto espressione assolutamente tecnica, pur nascendo sempre da studi, ricerche e approfondimenti in continua evoluzione supportati dai nuovi e più recenti mezzi informatici, rappresenta talvolta lo sviluppo di una già esistente, realizzata antecedentemente e di cui si è avuto modo di valutarne l’efficacia non solo a livello teorico ma anche sul campo.

Ad esempio le linee d’acqua di questo 33 piedi prendono lo spunto iniziale dalle imbarcazioni open disegnate più di 15 anni fa da Felci Yachts e che ancora oggi si stanno dimostrando le barche da battere.

Due per tutte: il 10 metri Open Bravissima, più volte vincitore della Centomiglia del Garda e della Barcolana, barca che unisce ad una grande velocità con ariette leggere, una inconsueta potenza, e il 50 piedi Vento di Sardegna, nato per la Vendee Globe e ancora oggi velocissimo, super competitivo e vincitore di molte regate oceaniche.

I concetti alla base di queste carene, accantonati per un certo periodo, sono prepotentemente tornati attuali, rivalutati dai più recenti studi CFD realizzati con i più sofisticati software, abbracciati anche da altri famosi studi di progettazione.

In Felci Yachts sono proprio  gli ultimi studi CFD che ci hanno fatto rivalutare le potenzialità di queste carene, già presenti nel nostro “Dna”; le  possiamo definire “tonde ad alta stabilità di forma” e proprio grazie  a questo progetto sono state valutate ed evolute ulteriormente.

In sostanza queste nuove analisi ci hanno permesso di valutare con precisione se l’incremento di resistenza d’onda generata dal ginocchio laterale, che va ad immergersi ad un certo angolo di sbandamento, venga annullato dall’incremento di potenza che si rende disponibile, caratteristiche possibili solo per le imbarcazioni con elevato rapporto peso/potenza.
Il concetto di base è quello di modellare una carena che ai piccoli angoli di sbandamento risulti il più sottile, immersa e poco bagnata possibile, per cambiare poi geometria agli alti angoli, dove la forma a calice va ad offrire nuovi appoggi e permette di incrementare il momento raddrizzante complessivo.

Questa carena consente di raggiungere il doppio obiettivo di avere poca resistenza di attrito e poca resistenza d’onda ai bassi angoli e quindi assicura ottime prestazioni alle andature portanti larghe e con poco vento, associate all’aumentare dello sbandamento, ad un incremento del momento raddrizzante, quindi della potenza disponibile, che permette alte performance anche alle andature cosiddette “di potenza”.
Ovviamente per sottolineare queste caratteristiche il 33, così come uno skiff, andrà portato il più piatto possibile sfruttando il generoso baglio massimo ed il crew weight, fino a quando, all’aumentare del vento, non si renderà necessario sfruttare anche l’ulteriore potenza messa a disposizione dal siluro e dalle forme di carena.

Il peso del siluro, nonostante tutto, è stato mantenuto comunque importante a livello percentuale, circa il 55% del peso finale, ma potrebbe teoricamente essere ulteriormente ridotto al fine di ottimizzare il 33 per condizioni di brezze particolarmente leggere.

Dal punto di vista strutturale e costruttivo tutte le scelte sono state fatte con l’obiettivo di arrivare alla realizzazione di un composito più leggero possibile, ma allo stesso tempo che rispondesse ai laminati minimi imposti dalle normative ISO.
Grande lavoro di dettaglio nello studiare le interconnessioni tra le strutture, i fittings di attacco sartie e stralli, l’incasso per la pinna  e la sua struttura di rinforzo.

Elemento interessante è proprio la struttura della pinna, che unitamente ad una grande efficienza e rigidezza offre un elemento ergonomicamente importante e cioè la seduta trasversale che, in caso di regate lunghe in equipaggio ridotto, consente una fase di stand by molto confortevole.

Anche il sistema di sollevamento del motore fuoribordo a scomparsa è stato ingegnerizzato nel dettaglio, in modo da rendere semplice ed efficace questa operazione che consente di far sparire completamente il motore e di chiudere con un portello scorrevole, perfettamente a filo dello scafo, il buco necessario al passaggio del piedino.

Un albero in carbonio ad alto modulo con sartiame in PBO, attrezzatura di ultimissima generazione e tanti piccoli dettagli di alto pregio, come ad esempio i pulpiti e i candelieri in carbonio, completano l’efficacia e il look di questo racer puro che andrà in acqua con un peso complessivo di 1900 kg di cui 1000 dedicati alla chiglia e al siluro.
La superficie velica in bolina, nella versione race con randa square top si aggira attorno ai 72 m2, mentre alle portanti sarà circa sui 210 m2 grazie ad un gennaker in testa albero e ad un bompresso retrattile di oltre 2 metri.
La versione Open consente poi anche l’utilizzo di vele di prua rollabili tipo Code Zero o similari.